L’instant payment è una soluzione di bonifico istantaneo che abilita il trasferimento di fondi sotto una certa soglia (15.000 euro o 250.000 sterline, nel caso di UK) tra correntisti dell’area SEPA, nell’arco di 10 secondi, 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Una volta disposti ed effettuati, gli Instant Payment non possono più essere revocati.

Nell’ambito dei controlli AML/CTF, secondo quanto stabilito dalla V Direttiva europea antiriciclaggio recentemente entrata in vigore, i Payment Service Provider devono obbligatoriamente dotarsi di soluzioni IT in grado di garantire la sicurezza e la tracciabilità degli instant payment in tempi rapidi e con elevate performance.

La V Direttiva impone la verifica dei nominativi dei soggetti coinvolti nelle transazioni di pagamento (ad esempio ordinante e beneficiario) attraverso la consultazione di apposite Sanction List e Black List.

Nello specifico caso degli instant payment, è necessario analizzare queste liste, ricche di dati e informazioni fondamentali, in pochissimi secondi; potremmo dire “in tempo reale”.

Per rispondere a quest’esigenza, oggi sono disponibili sul mercato software di screening integrabili nei processi di elaborazione delle operazioni di pagamento, istantanee e non, che consentono di effettuare controlli in pochissimi secondi e con costi ragionevoli rispetto alla qualità offerta.

Ma qui sorge un problema, tuttavia risolvibile grazie all’aiuto dei medesimi software: il blocco delle transazioni in caso di falsi positivi, cioè di nominativi segnalati a causa di corrispondenze con soggetti inseriti nelle liste antiriciclaggio e antiterrorismo che, in realtà, non hanno relazione con questi.

Gli instant payment complicano lo svolgimento delle verifiche AML/CTF da parte dei software, che possono segnalare come “soggetti a rischio” dei nominativi che in realtà non lo sono, generando appunto falsi positivi e causando il blocco automatico della transazione e il trasferimento del denaro nei tempi previsti per i bonifici “tradizionali”.

Grazie a recenti e specifici moduli che sono stati integrati in soluzioni software per i controlli AML/CTF, come SOS 2001 – Check Payment, è possibile ridurre il numero di falsi positivi, intervenendo alla prima segnalazione prodotta dal sistema e salvaguardando l’equilibrio tra il rischio di non-compliance e la eccessiva generazione di falsi positivi.

Quando lo screening AML/CTF segnala un nominativo che in realtà è ritenuto sicuro (falso positivo o nominativo sicuro in base alle proprie Business Rules) e blocca il pagamento, grazie all’integrazione di moduli come Check Payment il nominativo può essere inserito in una White List, in modo da escluderlo da successivi controlli.

Partendo dalle operazioni di pagamento bloccate, è anche possibile individuare e gestire automaticamente tramite software un set di regole che, in base alle condizioni riscontrate, stabiliscono con certezza quando una successiva operazione avente le medesime caratteristiche non deve essere bloccata.

Alcuni software per il monitoraggio delle operazioni di pagamento, tra cui quelli Metisoft, utilizzano algoritmi che migliorano gradualmente le performance dell’applicativo istruendolo a riconoscere i falsi positivi; si tratta di tecnologie innovative che si basano su Intelligenza Artificiale e Machine Learning.

Grazie a software e moduli come SOS 2001 – Check Payment è possibile quindi ridurre i tempi e i costi degli accertamenti AML/CTF manuali, salvaguardare l’istituto bancario o assicurativo dai rischi di sanzioni o danni reputazionali e ridurre le segnalazioni di falsi positivi.

Per maggiori informazioni sui controlli AML/CTF per gli instant payment, potete consultare la pagina di approfondimento a questo link.

Articolo scritto per Metisoft da Maria Teresa Andreani, Banking Solutions Senior Specialist Consultant Metisoft.

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