Oggi aziende, banche, assicurazioni, ministeri, associazioni e organizzazioni affini misurano la propria forza sul mercato o all’interno di un sistema socio-economico anche, e a volte soprattutto, grazie alla propria reputazione e alla percezione che il pubblico ha di loro.

Per questo motivo possiamo affermare che la tutela dal rischio reputazionale diventa per questi soggetti un’esigenza primaria.

La necessità di affermare e costantemente rafforzare il proprio nome e la percezione positiva nel pubblico di riferimento si evidenzia da diverse iniziative intraprese in questo senso in anni recenti da queste realtà.

Per esempio, l’inserimento di fondi SRI all’interno delle offerte di piani di investimento, le campagne di comunicazione che sottolineano la trasparenza dei processi produttivi, la pubblicazione di report sullo status economico solido delle organizzazioni sono azioni che hanno l’obiettivo di rafforzare il nome e il percepito positivo nel pubblico.

Ma la reputazione di un’azienda o di un ente pubblico si misura anche in base alla rete di persone o soggetti economici con cui questi stringono rapporti societari, di partnership, di fornitura, di vendita.

Essere associati a soggetti compromessi da un punto di vista giudiziario, per esempio, può ledere seriamente l’immagine di un’azienda o di un ente pubblico, con conseguente perdita di fiducia da parte di investitori, finanziatori e clienti per queste organizzazioni.

Ma esistono anche rischi da un punto di vista economico, non solo di immagine, quando ci si lega a soggetti non affidabili.

Conoscere la solidità, anche patrimoniale, di un potenziale cliente, di un fornitore o di un partner in affari consente di valutare con più accuratezza i rischi associati alle eventuali transazioni commerciali o di decidere se considerare davvero vantaggiose nuove opportunità offerte dal mercato.

Instaurare rapporti con soggetti coinvolti in reati societari (bancarotte, truffe, tangenti, corruzioni, ecc.) o in reati penali ancor più gravi (associazione a delinquere, mafia, droga, estorsione, ecc.) può quindi costituire sicuramente un elemento di rischio da non sottovalutare a più livelli.

In alcune circostanze, per chi eroga un prodotto o un servizio le adeguate verifiche sui partner, sui fornitori e sui clienti sono obbligatorie per legge e sono previste sanzioni per chi non effettuasse i dovuti controlli.

Quest’attività di controllo può essere molto impegnativa in termini di tempo e di costi, poiché necessita di database, documenti e portali online diversi e spesso non integrati tra loro.

Per andare incontro alle esigenze di chi debba effettuare verifiche, sono stati sviluppati tool informatici che forniscono nel giro di pochi secondi e a costi ragionevoli le informazioni e i dati necessari per tutelarsi.

Queste soluzioni, integrabili anche nei sistemi informativi aziendali, comprendono banche dati di nominativi di soggetti coinvolti in inchieste di reati penali di natura patrimoniale, sia in Italia che all’estero, aggiornate quotidianamente e report sulle verifiche effettuate che possono anche essere conservati ed esibiti in caso di controlli delle autorità preposte.

A chi ci si può rivolgere per conoscere queste soluzioni?

Il mio consiglio è sempre quello di rivolgersi a consulenti specializzati che lavorano in società IT di system integration con un forte background esperienziale su questi temi.

In diversi casi queste società offrono la possibilità di ricevere in prova per alcuni giorni una versione demo delle piattaforme per scegliere la soluzione che meglio risponde alle proprie esigenze.

Articolo scritto da Vincenzo Consorti

 

 

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