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L’e-commerce in Italia cresce ed è un’opportunità da cogliere

L’e-commerce è un riflesso di un modus vivendi nuovo ed unico nella storia dell’uomo, quello in cui le persone hanno due vite: una reale e una virtuale, le quali possono anche coincidere.
Oggi le persone stringono legami su piattaforme social e, in alcune di esse, trovano anche lavoro. È chiaro che le aziende, quindi, non possono più vendere i beni solo all’interno dei negozi per strada, ma devono riuscire a servire anche la nuova fetta di mercato che si trova nel web.

Il digitale sta cambiando da quasi venti anni le persone, il loro modo di lavorare, vivere e, soprattutto, pensare.
Non ci stupiamo quasi più quando sentiamo bambini di 7 anni chiedere ai genitori di comprare loro un giocattolo, ma di acquistarlo su Amazon “perché li costa meno che nel negozio”; così come non ci stupiamo più di acquistare online vacanze, assicurazioni, abiti e accessori o beni da grossisti e fornitori.

Dati di ricerche condotte nel 2016 possono aiutarci a comprendere l’importanza, in termini economici e di business, che l’e-commerce riveste per le aziende e le PMI.

Eurostat afferma che nel 2016, nell’Unione Europea, il 63% degli utenti di Internet tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato i social network; significa che sei europei su dieci usano Facebook, Twitter, Linkedin ecc. Tra i giovani di età compresa tra 16 e 24 anni, la percentuale sale e sono 9 gli utenti su 10. Nella fascia tra i 65 ed i 74 anni, un terzo delle persone, il 32%, si è avvicinato ai social.

In Italia i giovani che quotidianamente usano i social sono l’88%; gli over 65 sono invece il 32%.
Il pubblico degli altri Paesi europei è più interattivo di noi italiani quando si tratta di acquisti online, ma se guardiamo alle percentuali precedenti, il volume di pubblico che noi italiani rappresentiamo per l’e-commerce è comunque molto alto.

La nostra “pigrizia” sugli acquisti in rete dipende fondamentalmente da fattori di tradizione culturale. Siamo affezionati alla “bottega dell’artigiano”, che è di fatto il motivo per cui il made in Italy è famoso in tutto il mondo, che si parli di cibo, moda o design; in Italia, quindi, è interessante la coesistenza tra i due tipi di vendita, quella online e quella “analogica”.

Date queste percentuali sulla quantità di pubblico italiano in rete, si giustifica la crescita dell’11% degli investimenti negli Internet Media, ossia nella pubblicità online. All’interno di questo mercato è la componente advertising quella più importante, con un peso del 94%; tant’è che internet si conferma come secondo mezzo pubblicitario italiano con un valore di circa 2,4 miliardi di euro e una quota pari al 30% del mercato.

Un recente studio del Politecnico di Milano e di Netcomm, Il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, sostiene che nel 2017 aumenteranno del 37% gli acquisti online dei prodotti alimentari e cresceranno le vendite digitali nel loro complesso rispetto al 2016.

Rispetto al 2016, cresce anche il numero degli e-shopper italiani: se lo scorso anno circa 20,7 milioni di utenti hanno acquistato servizi o prodotti online, nel 2017 il volume delle transazioni dovrebbe raggiungere i 23 miliardi circa (+19% su base annua).

L’e-commerce B2b italiano nel 2016 valeva 310 miliardi di euro con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. Questo dato rappresenta però solo il 14% del totale delle transazioni B2b in Italia. I volumi gestiti tramite soluzioni digitali tra produttori e rivenditori erano pari al 50% dell’e-commerce B2b, pari al 30% tra i produttori e i fornitori e pari al 20% tra grossisti e rivenditori e tra produttori e grossisti. Complessivamente, nel 2016 sono state 120mila le imprese che hanno adottato soluzioni di e-commerce B2b, il 20% in più rispetto al 2015.

L’ Osservatorio Fatturazione Elettronica&eCommerce B2b, attraverso lo studio di 120 casi di aziende italiane, registra nel 2017 una maggiore sensibilità da parte delle imprese alle opportunità offerte dall’e-commerce B2b rispetto al 2016.

Oltre il 60% delle grandi imprese intervistate indica tra le priorità di investimento, per i prossimi tre anni, progetti digitali a supporto delle transazioni B2b. Le grandi imprese, riconoscendone l’importanza, sono pronte ad adottare soluzioni di digitalizzazione del processo di ordine, fatturazione e pagamento dei propri prodotti e servizi. Conseguentemente sono stati iniziati progetti per la digitalizzazione di attività interne come la gestione elettronica dei documenti e la loro conservazione.

È indubbio che l’e-commerce rappresenti un’opportunità per le imprese e le PMI non solo per il commercio interno, ma anche per le esportazioni, poiché permette ai nostri prodotti, anche artigianali, di raggiungere nuove frontiere di mercato; e consente ciò h24, con inserzioni online e con canali diversi e trasversali, a volte complementari, come i banner sui i siti, le campagne social, l’invio di dem o la produzione di video virali.

Sarebbe ingenuo rinunciare alle possibilità di business offerte dall’e-commerce, numeri e statistiche alla mano, anche se ciò dovesse comportare una digitalizzazione dei processi interni; si tratterebbe, infatti, di investimenti chiave e strategici per la propria permanenza nel mercato.

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